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Da copywriter a proprietario d’offerta: come e quando fare il salto

Come può un copywriter guadagnare un sacco di soldi senza avere nemmeno un cliente? Con un proprio business. C’è un momento, nella carriera di un copywriter forte, in cui smetti di voler vendere per gli altri e inizi a chiederti perché non vendere per te stesso. È il momento in cui realizzi che le competenze che hai accumulato — direct response, posizionamento di marca, capacità di leggere il mercato — possono diventare il motore del tuo progetto, non solo di quello di qualcun altro.

Questa è la terza puntata della serie sulle opportunità di guadagno per i copywriter, e oggi io e Gianmarco arriviamo al “mostro finale”: diventare proprietario della propria offerta (offer owner). Ti anticipo subito la cosa più importante: questo è l’ultimo step, non il primo.

Preferisci ascoltare la puntata? La trovi qui sopra. Se vuoi il quadro completo da leggere con calma, ho sistemato tutto qui sotto.

Il “mostro finale”: da copywriter a proprietario d’offerta

La blueprint del percorso del copywriter ha tre tappe: clienti → partnership → progetto personale. Quando hai superato il primo schema (prendere i clienti) e hai fatto bene il secondo (le partnership), sei già bello sistemato: non c’è bisogno di fare altro. Ma se hai un progetto, un’idea, un mercato in cui vedi del potenziale e per cui sei profondamente appassionato — magari vuoi anche fare il divulgatore — allora puoi prendere questa “deviazione” e costruire la tua offerta.

Attenzione però: ci arriviamo per ultimo proprio perché è lo step più impegnativo. Partire da qui, soprattutto se sei all’inizio, è l’errore più comune e più costoso.

Frontman o dietro le quinte? Due strade, due personalità

Le partnership sono ottime per chi ama stare dietro le quinte: il Deus ex machina del progetto, quello che fa succedere le cose ma che la gente non conosce. È un certo tipo di soddisfazione. L’altra parte, invece, è chi vuole stare sotto i riflettori: il palco, gli applausi, parlare, esporsi. È il ruolo del frontman, ed è la strada di chi vuole costruire il proprio personal brand.

Perché oggi, diciamolo chiaro: difficilmente costruisci un buon progetto direct response senza un personal brand. La domanda è: questo personal brand vuoi essere tu, oppure deve essere qualcun altro?

Se il brand sei tu, il vantaggio è il controllo: sei (si spera) allineato con te stesso, e se qualcosa va storto non puoi prendertela con nessuno. Se invece il brand è qualcun altro — come in una partnership — c’è sempre l’incognita: se il personal brand che state spingendo si mette storto, è un problema. Noi questa cosa l’abbiamo affrontata in modo diretto e trasparente con i nostri partner, responsabilizzandoli: se il rapporto si rompe, diventa un problema per tutti.

Te lo dico per esperienza diretta: in passato ho avuto una società che stava già esprimendo volumi importanti — era arrivata a circa 1 milione di fatturato ricorsivo nella consulenza finanziaria — e a un certo punto non si è più trovato l’accordo con il frontman. Quella società è finita: hai dovuto vendere le quote. Magari le vendi pure bene, ma non è la exit bella che racconti agli amici: non hai sfruttato il valore potenziale del progetto.

D’altro canto, non essere tu il brand ha i suoi pro: puoi averne diversi (pensa a Craig Clemens, che ha decine di personal brand e che nessuno conosce a meno che tu non sia un nerd del copy). Ed è la scelta giusta se sei una persona più timida, che non vuole abbracciare la polarizzazione. Perché esporsi online significa anche gente che ti insulta e ti rompe le scatole: per alcuni è un fastidio passeggero, per altri è un peso che li fa stare davvero male. Se sei della seconda categoria, meglio non fare il frontman — pagheresti un costo troppo alto. E oggi, senza un minimo di polarizzazione, prendere trazione e rilevanza è molto complesso.

Il momento giusto per lanciare la tua offerta

La situazione ideale per partire con una propria offerta è quando sei un copywriter molto forte e, parallelamente, hai un’expertise su un’altra area. Usi cioè le tue skill fortissime di copywriting per mettere in leva un’altra tua competenza.

L’esempio perfetto è Alessia Cipriano, che ha lavorato anche con noi in Solutzione. Alessia è una fortissima psicologa: ha portato avanti in parallelo le due carriere — copywriter/marketer e psicologa — continuando a formarsi, a fare corsi, a prendere lauree. A un certo punto le due cose si sono fuse, e ha aperto il suo progetto di psicologia con un personal brand costruito su quella vocazione.

Perché il copywriting dovrebbe insegnarsi a scuola

Qui c’è un punto che mi sta a cuore. Il copywriting — il diventare marketer — è la capacità di promuovere non solo le cose degli altri, ma anche il tuo stesso contesto. È una disciplina che, idealmente, andrebbe insegnata mentre studi per diventare qualcos’altro. Se studi per diventare avvocato o commercialista, dovrebbero anche spiegarti come prendere i clienti.

Il problema è che il percorso scolastico si concentra solo sul farti diventare una certa figura, dando per scontato che il mercato per quella figura esista o che qualcuno ti assuma. Sono scuole nate per un’era in cui tutti facevano i dipendenti o aprivano lo studio e lavoravano di default — un modello obsoleto. Ecco perché tanta gente esce da scuola “appesa”. Come copywriter, quel pezzo mancante ce l’hai già: puoi promuovere quello che vuoi, incluso un tuo progetto personale.

La passione non basta (ma serve per non mollare)

Ripeto sempre una cosa, perché ho paura che venga fraintesa: il progetto personale deve avere potenziale. Non basta la passione. Gary Vaynerchuk, un riferimento importante per noi, nel suo primo libro Crush It previde la creator economy: persone che guadagnano facendo ciò che amano — il podcast sui Puffi, per dire — non per diventare ricche, ma per sostituire il proprio stipendio. Negli Stati Uniti funziona. Nel mercato italiano, molto meno.

Quindi: ti sconsiglio di aprire “il podcast sui Puffi” per farci i soldi. Se lo fai per divertimento, benissimo, e magari un giorno diventa anche redditizio — ma quello è un colpo di fortuna. Diverso è un progetto che capisci avere le carte in regola per generare denaro in tempi ragionevoli. La passione ti serve, ma per non mollare: dovrai creare contenuti e parlare di quella cosa in continuazione, e se non sei appassionato ti rompi le scatole e abbandoni. La passione ti serve per resistere; il successo arriva dalle informazioni corrette.

I 4 mercati immortali

Come fa un copywriter a capire da solo se un progetto ha potenziale? Conoscendo il concetto dei 4 mercati immortali. Un progetto, se vuoi andare sul sicuro, deve stare in uno di questi ambiti:

  1. Relazioni
  2. Soldi / finanza (le persone che vogliono guadagnare)
  3. Salute e benessere (fitness incluso)
  4. Spiritualità

Sono le quattro grandi necessità dell’essere umano: lì si manifestano i desideri e la sofferenza, e lì esiste sempre una folla affamata che cerca di risolvere la propria situazione. Come direct marketer parti quasi sempre da un problema — “hai questo problema, ecco la soluzione” — quindi sei uno che risolve problemi con il suo meccanismo unico. Se stai in quelle quattro aree, bene. Se invece dici “lancio un brand di t-shirt”, la vedo dura: non stai risolvendo nessun problema, non puoi applicare il direct response, non puoi agitare il pain, non puoi usare il meccanismo. A un copywriter quell’idea non viene nemmeno in mente — e questo gli salva la vita.

Il caso Yashi Project: dall’e-commerce fallito alla finanza

Un esempio reale e pubblico è il Yashi Project. La storia, raccontata dal diretto interessato, è questa: il suo progetto iniziale era un e-commerce di abbigliamento. L’ha lanciato, ha venduto una piccola fetta, poi ha chiuso — non interessava a nessuno. A quel punto ha iniziato a pubblicare contenuti di finanza e il progetto è esploso.

Qual è la lezione? Che la finanza è un mercato immortale, enorme, con una folla affamata e persone che ne parlano di continuo in modo naturale. Lì, se sei bravo a divulgare chiavi di lettura e a offrire strumenti, puoi prendere trazione velocemente. Non significa che sia facile, ma è una battaglia che puoi combattere ed è un modello replicabile. Vendere “tazze più carine”, invece, è difficilissimo. Non te lo consigliamo.

Offer owner vs imprenditore classico: l’esempio del pianoforte portatile

E se vuoi fare qualcosa che non rientra nei mercati immortali — aprire un ristorante, dei poliambulatori, vendere prodotti reali? Anche lì, con le skill da copywriter sei avvantaggiato, perché per come le intendiamo noi quelle skill comprendono tutto il mondo del posizionamento di marca. Non insegniamo solo il copy a risposta diretta “all’americana”: parliamo tanto di brand, di come crearlo e posizionarlo.

Così, nel mondo reale, guardi le cose con le lenti del posizionamento e capisci subito se c’è spazio per vendere. Vuoi creare un brand di pianoforti? Fai l’analisi di mercato: chi è il leader, chi il co-leader, chi i fiancheggiatori. Poi ti chiedi: posso trovare un meccanismo unico? C’è un problema che questi pianoforti non risolvono? Per esempio, il pianoforte è un oggetto pesantissimo — un pianista benestante deve averne uno in ogni casa. C’è modo di creare un pianoforte professionale ma davvero trasportabile? Ecco che hai individuato una possibile nuova categoria: i pianoforti leggeri. Vedi le cose attraverso lenti nuove — vedi un po’ la Matrix. Altrimenti sei al buio.

La differenza è questa: l’offer owner ha un’offerta (spesso un corso o un video corso, legato al suo personal brand — come Alessia con le sue consulenze psicologiche); l’imprenditore classico usa le stesse competenze per vendere prodotti reali. In entrambi i casi, fare l’imprenditore con le skill da copywriter rispetto a farlo senza è un super potere in più.

La verità sui modelli “che non funzionano più”

Chiudo con un passaggio sui modelli che “non funzionano più”. In realtà non è che non funzionino: semplicemente non ti permettono più di scalare a certi livelli. Ma restano ottime alternative per chi vuole sostituire il proprio reddito e alzare la qualità della vita.

Prendi il video corso. È vero che non funziona più se il tuo modello era il lancio milionario: nel 2018-2019 si facevano lanci da 1 milione, 1,5 milioni, 500-700 mila euro vendendo un video corso (a volte il “prodotto” era un file). Oggi è difficilissimo, salvo eccezioni. Ma se devi vendere un video corso per fare 5.000-6.000€ al mese, è ancora un modello ottimo: significa vendere un corso da 5.000€ in un mese facendo promozione tutti i giorni. Con una lista email — anche costruita con un lead magnet spinto in organico, senza dissanguarti con le ads — e martellando di email tutto il mese, due o tre corsi da 5.000€ (o dieci da 1.000€) li vendi. Sono soldi di qualità. Vuoi fare 1 milione al mese? Quello no, non è più un modello.

Stesso discorso per le consulenze: non sono scalabili, ma non tutti vogliono scalare. Vendere un paio di consulenze al giorno a 300-500€ può voler dire 10.000€ a fine mese lavorando 3-4 ore al giorno. Per molti è il paese dei balocchi. “Non funziona più” non significa che si passi da 1 milione a zero: significa che non è scalabile a certi livelli.

Il prezzo nascosto del top livello

E qui un’ultima verità, perché tante persone aspirano a cifre solo perché le hanno sentite nominare. Quando vuoi guadagnare davvero tanti soldi, è doloroso: lo stile di vita va a farsi benedire. È come lo sportivo professionista: in quel momento non se la sta godendo, gioca rotto, è imbottito di antidolorifici, sta sempre un po’ male — tutto per l’ossessione di raggiungere il risultato. È molto diverso dal fare due tiri al campetto con gli amici per divertirsi. Non tutti dovrebbero ambire a scalare: dipende da che vita vuoi.

La blueprint definitiva

Ricapitolando, la mappa da seguire è questa:

  • Step 1 — Clienti: ti fai esperienza e monetizzi subito le tue competenze.
  • Step 2 — Partnership: entri in società valorizzando la tua expertise, senza dover trovare mille clienti.
  • Step 3 — Progetto personale: diventi proprietario della tua offerta (o imprenditore con le skill da copywriter).

Se sei all’inizio, il consiglio è chiaro: non saltare allo step 3. Il “mostro finale” si affronta dopo aver superato i primi due livelli — non prima.

Domande frequenti

Cosa significa diventare offer owner (proprietario d’offerta)?

Significa smettere di vendere solo per gli altri e costruire una propria offerta — spesso un corso o un video corso legato al proprio personal brand — usando le competenze di copywriting e posizionamento. È il terzo e ultimo step del percorso del copywriter, dopo clienti e partnership.

Quali sono i 4 mercati immortali?

Sono relazioni, soldi/finanza, salute e benessere, e spiritualità: le quattro grandi necessità umane in cui esiste sempre una folla affamata. Un progetto che vuole andare sul sicuro dovrebbe collocarsi in uno di questi ambiti.

Conviene essere il personal brand del proprio progetto?

Dipende dalla personalità. Esserlo dà più controllo e allineamento, ma comporta esposizione e polarizzazione (anche critiche e haters). Non esserlo permette di gestire più brand ed è meglio per chi soffre l’esposizione pubblica, ma introduce il rischio legato al frontman in una partnership.

I video corsi funzionano ancora nel 2026?

Sì, ma non per i lanci milionari come nel 2018-2019. Restano un ottimo modello per fatturare 5.000-6.000€ al mese: vendere uno o due corsi da 5.000€ con una lista email e promozione quotidiana è del tutto realistico. Ciò che non funziona più è puntare a 1 milione al mese con un video corso.

La passione basta per costruire un progetto di successo?

No. La passione serve per non mollare, perché dovrai creare contenuti e parlare a lungo di quel tema. Ma il successo dipende dalle informazioni corrette e dal fatto che il progetto abbia reale potenziale di mercato, idealmente in uno dei mercati immortali.

Qual è la blueprint per un copywriter che vuole costruirsi un futuro?

Tre step in ordine: 1) clienti, 2) partnership, 3) progetto personale. Il progetto personale è l’ultimo passaggio, non il primo: chi è all’inizio non dovrebbe saltare direttamente allo step 3.

Vuoi la mappa completa per il copywriter del 2026?

Queste opportunità di guadagno le abbiamo approfondite dal vivo nel workshop Scrivere per Vendere con l’AI.

E se vuoi trasformare YouTube in una macchina di vendita per il tuo business, come stiamo facendo anche noi, «Scrivere per YouTube» è il libro in cui io e Gianmarco abbiamo condensato 3 anni di lavoro, oltre 300 video e 7 clienti da 100.000€ acquisiti grazie al canale. Lo trovi qui.

Giuseppe Mancusi

Vorrei ringraziare i ragazzi di Solutzione con i quali sto collaborando.

Sono entrato in un percorso che mi sta portando a realizzare cose che mai avrei creduto possibili nella mia vita professionale.

Devo dire che loro sono davvero il top del settore.

Il mio sentito ringraziamento va a tutto il team per la dedizione e la competenza.

Li consiglio vivamente a chiunque voglia elevare il proprio business.

Grazie ragazzi

Fabrizio Pisasale

Mi sono affidato al team per la scrittura di 3 hook di una VSL (Video Sales Letter) e mi sono trovato benissimo.

Non mi sono mai sentito come il classico cliente al quale si consegna semplicemente un prodotto, ma parte di un team che mi ha seguito in un percorso.

Questo supporto mi ha permesso non solo di crescere tecnicamente, ma anche di imparare condividendo insieme ad altri professionisti un percorso di lavoro.

La nostra continua comunicazione è stata preziosa: da una parte ero sicuro che stavate lavorando, dall’altra avere follow-up costanti mi ha permesso di seguire il percorso e farne parte attivamente.

Molte persone cercano solo il prodotto finale, ma nel marketing non è il prodotto, è il percorso che si fa insieme a fare la differenza.

Se non avessi partecipato attivamente a questo lavoro, se avessi semplicemente preso il prodotto, ringraziato, pagato e me ne fossi andato, il risultato sarebbe stato di qualità inferiore.

Essendo stato parte integrante del team, il testo prodotto insieme ha acquisito un valore percepito notevolmente superiore.

Nella fase di produzione questo mi permette di fare un lavoro ancora migliore, avendo piena consapevolezza e conoscenza del testo.

Nonostante io sia un esperto di marketing digitale con più di dieci anni di esperienza, richiedere il supporto di professionisti che operano a un livello più alto del mio mi ha permesso di vedere il mio lavoro da una prospettiva esterna.

Questo ha un valore enorme perché il marketing è sempre basato sulla percezione che hai del mercato, e più cresce la consapevolezza di questa percezione, più cresci come venditore, come professionista e come imprenditore nel tuo campo.

Per questo è prezioso avere un team che ti segua.

TRICROMIA

CASO STUDIO: TRICROMIA – STRATEGIA SOCIAL PER SALONE DI PARRUCCHIERI

OBIETTIVO

Costruire da zero una presenza social efficace per un salone di parrucchieri multifunzionale, aumentare la visibilità locale a Chieti e differenziare il brand dai competitor evidenziando i servizi specializzati.

STRATEGIA

Abbiamo implementato un piano completo di social media management:

RISULTATI

IMPATTO

Il salone ha acquisito una presenza digitale distintiva che lo differenzia dalla concorrenza. La costanza nelle pubblicazioni ha costruito fiducia nel pubblico locale, trasformando Tricromia da “un normale negozio di parrucchieri” a un brand riconoscibile con un’identità visiva coerente e servizi chiaramente comunicati.

Stefano Boscarato

L’esperienza con l’agenzia si è dimostrata eccellente. La competenza del team ha migliorato rapidamente il mio posizionamento nel mercato, generando numerosi contatti. Ho capito che essere bravi nel proprio settore non significa automaticamente saper trasmettere valore. Consiglio questo servizio a chi vuole un posizionamento efficace. Apprezzo particolarmente la velocità d’esecuzione e il feedback costante.

CASO STUDIO

Obiettivo:

Risultati:

Impatto:

La bump offer ha autofinanziato il 98% della campagna pubblicitaria, rendendo l’acquisizione lead praticamente gratuita. Successivamente, il lancio del libro ha generato vendite a ROAS positivo, mentre prosegue il nurturing dei contatti verso i percorsi formativi completi.

Stefano Boscarato

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