Questi trend faranno la differenza tra chi userà il marketing a risposta diretta nei prossimi anni per ottenere risultati enormi e chi resterà a chiedersi perché “non funziona più nulla”. Questa è la seconda parte della serie: nella prima abbiamo visto i primi quattro trend, qui io e Gianmarco analizziamo i quattro successivi — quelli che la maggior parte dei marketer sta sottovalutando, parlando di cosa sta succedendo nel 2026 e cosa succederà nel 2027-2028.
Preferisci ascoltare la puntata? È qui sopra (e recupera anche la prima parte per avere tutti e 8 i trend). Se vuoi il riassunto scritto, continua.
Trend 5 — I post scritti tornano protagonisti
Viviamo in un mondo convinto che esistano quasi solo i video: tutti i marketer sono ossessionati dal “video, video, video”. Non è vero. La parola scritta ha ancora un ruolo fondamentale e sta prendendo sempre più piede. Non a caso è esploso Substack, una piattaforma specializzata nel blogging — articoli lunghi e trattati — con un’enorme quantità di persone che legge. La parola scritta è viva e vegeta.
Un esempio del suo potere? Proprio in questi giorni un singolo articolo su Substack, scritto da una figura influente del mondo della finanza, ha fatto crollare i mercati: delineava uno scenario apocalittico sull’AI che avrebbe spazzato via posti di lavoro. Quella persona non è Elon Musk o Bill Gates: è la prova che conta chi ti segue, non quanti ti seguono.
Perché la parola scritta batte il video (su LinkedIn, Facebook, Instagram)
Il motivo è semplice: la scrittura si fruisce più velocemente di video e audio. Pensa a quanto detestiamo chi ci manda audio WhatsApp lunghissimi: se quella persona si fosse impegnata a mettere in fila due o tre frasi scritte, invece di vomitarci un flusso di coscienza di 15 minuti, ci avrebbe risparmiato tempo. Quando scrivi riordini le idee ed elimini il superfluo — che poi è in parte l’arte del copywriting.
E le piattaforme lo confermano. LinkedIn è legatissimo alla scrittura: i video fanno fatica, i post scritti volano. Facebook è tornato a privilegiare la parte scritta: molto più facile avere reach con un post che con un video. Su Instagram stanno esplodendo i caroselli — che sono post scritti. Dopo anni in cui i social spingevano il video, si torna un po’ al passato (al 2016-2017, quando i blog funzionavano benissimo). Ed è una grande notizia per chi è timido, esce male a video o è “avanti con gli anni” ma scrive in modo eccellente: pensa a Dan Kennedy, che scrive ancora newsletter bellissime pur non rendendo più bene davanti alla telecamera. Sono le persone sagge, quelle che hanno vissuto i cicli e riconoscono i pattern — e che ci perderemmo se consumassimo solo reel di ventenni.
L’email marketing resta il canale di monetizzazione più potente
Le email, per loro natura, sono testo scritto. E ancora oggi l’email marketing è uno dei canali di monetizzazione più importanti in assoluto. Se non lo stai usando perché sei tutto concentrato su ciò che succede sui social, stai commettendo un errore che ti costa caro ogni giorno. È fondamentale.
Trend 6 — L’infotainment: fondere educazione e intrattenimento
L’infotainment è la fusione tra information e entertainment: educazione e intrattenimento insieme. Di solito vengono visti come due rette parallele, due mondi distinti. Il trend, invece, è mischiarli sempre di più.
Gli estremi continueranno a vivere da soli — MrBeast (puro intrattenimento) e Alex Hormozi (pura educazione, zero intrattenimento) continueranno a spaccare — ma in mezzo ci sarà tantissima contaminazione, e funzionerà sempre meglio. Perché? Perché l’intrattenimento, quando non sei al top, è difficilissimo da monetizzare (lo monetizzi solo se sei il MrBeast di turno). L’educazione è più facile da monetizzare, ma da sola è noiosa: le persone sono sempre meno disposte a consumare contenuto senza una componente di intrattenimento. Se non riesci a fondere le due cose — o a essere il top di un estremo — farai molta fatica.
Vale anche per gli eventi: il classico modello “aula in albergo” per due giorni è un format stantio, che la gente ha visto e rivisto. Nasceranno sempre più format orientati all’esperienza: un giorno mastermind e uno di festa, formazione di giorno e musica la sera, eventi itineranti legati a un viaggio. Negli Stati Uniti sono già avanti: Tai Lopez organizza di fatto feste (villa a Beverly Hills, mastermind + party), Grant Cardone fa le crociere.
La lezione di Dan Kennedy: “Make ‘em Laugh & Take Their Money”
L’infotainment si può fare anche con la scrittura: dai informazioni e, allo stesso tempo, intrattieni con ironia e sarcasmo (i post virali scritti sono tutti infotainment — hanno una componente educativa e una di intrattenimento, vignette incluse). Lo stesso vale per gli infomercial. Padroneggiare l’ironia sembra facile, ma non lo è. Il libro da leggere è «Make ‘em Laugh & Take Their Money» di Dan Kennedy: spiega proprio come integrare l’infotainment nei materiali di marketing per vendere di più — falli ridere e prendi i loro soldi. Sono trend nati da quel libro anni fa, ma oggi più rilevanti che mai.
Trend 7 — Modello Hormozi vs modello Iman Gadzhi
Soprattutto nell’infobusiness, ci sono sempre più due modelli di influenza (e di personal brand) tra cui scegliere. Possiamo rappresentarli con chi li incarna nel nostro mondo: il modello Hormozi e il modello Iman Gadzhi.
Il modello Hormozi influenza le persone dicendogli che devono lavorare duro: un approccio onesto e stoico (sacrificio, disciplina, regole). Funziona perché siamo abituati da sempre a riconoscere autorevolezza in chi ha un atteggiamento austero — è un meccanismo legato persino alle religioni, che storicamente erano modelli di regole per far convivere le persone. Il modello Iman Gadzhi fa l’opposto: offre una scorciatoia (“il sacrificio l’ho già fatto io per te, ottieni il risultato senza lo sbattimento”). Fa leva sull’attrazione naturale dell’essere umano per ciò che è facile e veloce. Spesso è un modello di influenza un po’ più “sporca”, perché i risultati veri si ottengono comunque con il lavoro — e quando la scorciatoia viene estremizzata troppo (il “4 ore alla settimana” di Tim Ferriss) diventa irrealistica.
Perché il buon senso non polarizza (e non attira nessuno)
Tra i due estremi c’è la via di mezzo — l’equilibrio, il work-life balance. A livello di influenza, però, non funziona. È vero, ma è noioso: il buon senso non polarizza. Dire “lavora la mattina e la sera, il weekend stacca” fa rispondere “grazie al cazzo, hai scoperto l’acqua calda”. Qualunque filosofia con componenti di estremismo, invece, fa parlare, è più notiziabile e condivisibile — quindi funziona meglio per influenzare.
Il punto non è quanto tu debba lavorare: il punto è che, per comunicare col tuo pubblico, devi scegliere un filone e costruirci sopra la tua narrazione. Mixare i due funziona malissimo, perché confondi le persone e non rappresenti più nulla. Se scegli il “lavoro duro”, mostra che ti svegli alle 4:00, la disciplina ferrea, la doccia ghiacciata; se scegli il “lavoro poco e ottengo risultati”, mostra il classico “lavora dalla spiaggia”. Polarizza bene: se un giorno sei quello delle 4:00 del mattino e il giorno dopo quello della spiaggia, stai solo confondendo le idee.
Trend 8 — Il cinefunnel
L’ultimo trend è il cinefunnel. Forse hai visto che noi stessi stiamo lavorando a una serie su Amazon Prime. Perché? Perché è importante trovare canali di comunicazione alternativi ai social, che abbiano delle barriere d’ingresso — ed è proprio la barriera d’ingresso a creare esclusività. Il problema dei social è che non ne hanno: sei nello stesso posto di tutti gli altri, e questo crea pochissima esclusività. L’esclusività è legata al fossato: “questa cosa l’ha fatta lui e io non posso farla, nemmeno se volessi”.
In più, una serie TV o un documentario è un asset longevo. I social sono una ruota del criceto: smetti di pubblicare per tre giorni e sembra che tu sia sparito. Una serie su una piattaforma, invece, è un asset che ti giochi per anni — simile all’effetto libro: aumenta l’autorevolezza e ti distingue dai competitor, che spesso non possono replicarla (non hanno le conoscenze, gli accessi, la capacità di trasformare il contenuto in una serie TV).
La première al cinema: l’effetto palco al massimo livello
Il cinefunnel funziona così: organizzi una première — o un tour di presentazione dal vivo. Noi abbiamo fatto una première al cinema a Roma con 200 persone, clienti con cui interagisci e a cui vendi prodotti e servizi in un contesto completamente diverso. È infotainment al suo massimo livello: il cinema crea suggestione e una “sospensione della razionalità” (buio, luci, un’esperienza ben diversa dalla classica sala d’albergo) che predispone all’acquisto. È lo stesso effetto palco che un tempo si otteneva con i corsi dal vivo: chi sta sul palco è la persona con più autorità nella stanza. In una première dove sei la star del film o della serie, sei quello che “ha craccato il gioco”: meritevole di attenzione, le persone ti ascoltano di più.
Come trasformarlo in un funnel misurabile
Attenzione, però: la sfida è trasformare tutto in risposta diretta. Altrimenti diventa un costo enorme che aiuta solo il branding. La sede va trattata come un webinar o un workshop: non basta realizzare la serie e metterla lì, devi costruirci attorno le promozioni, lavorarla con l’advertising, portare traffico. (Se vendi pianoforti e fai una serie su Amazon Prime senza saperla promuovere, non se la fila nessuno.) All’estero questa strada l’hanno già percorsa nomi come Ramit Sethi (la serie Netflix How to Get Rich) e Tony Robbins. La cosa interessante è che il fossato si ottiene con un budget decente ma inferiore a quello che ci si aspetterebbe: non servono milioni.
In sintesi: i 4 trend (5-8) del marketing 2026
- Post scritti: la parola scritta torna protagonista (Substack, LinkedIn, Facebook, caroselli) e l’email marketing resta il canale di monetizzazione più potente.
- Infotainment: fondi educazione e intrattenimento, o sei il top di un estremo, o farai fatica (lezione di Dan Kennedy).
- Due modelli di influenza: Hormozi (lavoro duro) vs Iman Gadzhi (scorciatoia). Scegline uno e polarizza — il buon senso non attira nessuno.
- Cinefunnel: una serie o un documentario come asset longevo con un fossato competitivo, trasformato in un funnel misurabile con première ed effetto palco.
Domande frequenti
Conviene puntare sui post scritti nel 2026?
Sì. La parola scritta si fruisce più velocemente di video e audio e sta tornando protagonista: su LinkedIn, Facebook e con i caroselli di Instagram i contenuti scritti ottengono spesso più reach dei video. In più l’email marketing, che è testo scritto, resta uno dei canali di monetizzazione più potenti.
Cos’è l’infotainment nel marketing?
È la fusione tra informazione (educazione) e intrattenimento. Serve perché l’intrattenimento puro è difficile da monetizzare se non sei al top, mentre l’educazione pura è noiosa: unendoli si crea contenuto che vende. Il riferimento è il libro di Dan Kennedy “Make ‘em Laugh & Take Their Money”.
Qual è la differenza tra il modello Hormozi e il modello Iman Gadzhi?
Il modello Hormozi influenza spingendo sul lavoro duro, la disciplina e il sacrificio (approccio stoico e austero). Il modello Iman Gadzhi fa l’opposto: offre una scorciatoia per ottenere risultati senza fatica. Sono i due poli dell’influenza nell’infobusiness, e conviene sceglierne uno con coerenza.
Perché il “buon senso” non funziona per influenzare un pubblico?
Perché è vero ma noioso, e non polarizza. La via dell’equilibrio (work-life balance) non rende magnetici. L’influenza nasce quasi sempre da filosofie con componenti di estremismo, che fanno parlare e sono più condivisibili. Mixare i due poli confonde le persone.
Cos’è il cinefunnel?
È l’uso di una serie TV o di un documentario su una piattaforma (es. Amazon Prime, Netflix) come asset di marketing duraturo, con un fossato competitivo difficile da replicare. Viene trasformato in un funnel misurabile tramite première, tour dal vivo e advertising, sfruttando l’effetto palco e l’infotainment.
Quanto costa realizzare un cinefunnel?
Non servono milioni, ma nemmeno un budget irrisorio: il fossato competitivo si ottiene con un budget decente, inferiore a quello che ci si aspetterebbe. È proprio questo a renderlo interessante e accessibile a chi vuole essere tra i primi in Italia a usarlo.
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Molti di questi trend — dai contenuti scritti all’asset longevo che ti distingue dai competitor — passano da un canale che abbiamo studiato a fondo. Se vuoi trasformare YouTube in una macchina di vendita per il tuo business, come stiamo facendo anche noi, «Scrivere per YouTube» è il libro in cui io e Gianmarco abbiamo condensato 3 anni di lavoro, oltre 300 video e 7 clienti da 100.000€ acquisiti grazie al canale. Lo trovi qui.